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AD AMPIO SPETTRO
una gioventù autistica
di Claudio Ughetto

 

ISBN 9788896614112

Pagg.240 – cm 17×24
Edizioni LEM LIBRARIA

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AD AMPIO SPETTRO
una gioventù autistica di Claudio Ughetto

Nota sull’Autore:

Claudio Ughetto è nato a Giaveno, (TO) nel 1965, dove vive tuttora.
Ha pubblicato i romanzi Una falciola di Terra (Porto Seguro, 2016) e Suolo Lunare (ECHOS, 2022). Ha partecipato al volume collettaneo Sei personaggi in cerca di autismi (LSWR, 2018) con il saggio Attraverso Simone Weil e all’Almanacco TUPS (LEM) con lo scritto Scimmie e lupi, che si trova in questo volume in forma diversa ed ampliata.

Com’è diventare grandi per chi è nello Spettro Autistico? Claudio Ughetto ci racconta la sua esperienza in un avvincente romanzo.

Dalla prefazione di Fabrizio Acanfora di Neuropeculiar:

Leggendo Ad ampio spettro ho avuto la sensazione che Claudio stesse parlando anche di me, e sicuramente di tante altre persone autistiche. Dalla scoperta quasi casuale del proprio autismo alla descrizione di tante caratteristiche nelle quali mi sono riconosciuto – come la necessità di mappare, suddividere e classificare – alla lettura quasi compulsiva, nella solitudine della propria camera, di libri di antropologia con l’intento di comprendere una società spesso incomprensibile, più volte mi è sembrato di leggere anche la mia storia.
È un libro importante, questo, perché non solo ci invita a riflettere in modo mai superficiale sulla neuroatipicità, ma ci fornisce anche informazioni preziose su una condizione, l’autismo, intorno alla quale esiste ancora troppa disinformazione.

Esplora il libro:

Il primo ricordo
Ho quattro anni, sto seduto su una panchina e sono solo.
Davanti a me, il cortile dell’asilo. È vasto e lastricato di ciottoli su cui corrono e saltellano decine di bambini in grembiule che vedo da lontano. Io non sono tra loro. Il sole del primo pomeriggio li rischiara trasversalmente, chiassosi e impalpabili. Ignoro che stagione sia, ma so che all’asilo ci sto andando da pochi giorni. .
Non piango. Forse non sono nemmeno triste, anche se mi rendo conto che qualcosa non va. Ascolto il vociare dei bambini che si rincorrono mentre giocano a giochi che non capisco e si dicono cose che capirei se non dovessi star dietro a quel continuo raggrupparsi e sciogliersi, sparpagliarsi per raggrupparsi di nuovo in piccolo e poi di nuovo in grande, mettersi in fila e poi fare girotondo intorno alle suore che mantengono l’ordine come possono, alzando la voce sul vociare.
Di me non s’accorge nessuno. Non le suore, che devono avermi chiamato a giocare più d’una volta, per poi capire che era inutile insistere. Quei bambini sono giunti lì quel mattino, come me, attraversando con i loro genitori quel cortile racchiuso da mura che a vederle mi sembrano lontanissime. Se qui ci sono entrato, come loro, allora dall’ingresso si può uscire e scappare. Potrei alzarmi dalla panchina e andarmene, costeggiare l’edificio alle mie spalle e sparire dietro l’ombra degli alberi. Le suore si accorgerebbero della mia fuga chissà quando, ma una volta attraversata l’uscita, mi troverebbero poco oltre il muro. Tra l’asilo e casa mia c’è il paese, poi un groviglio di strade e di curve da perdermi…
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